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Legge sulla sicurezza privata: tanti politici, proposte di Leggi e Decreti. Intanto Associazioni e cittadini aspettano

di Dario Casiraghi - Ferramenta 2000 - 2005

Nel titolo sta la metafora. Rispecchia esattamente una situazione che si viene a creare ogni qual volta una associazione si muove, esce dall’anonimato, si attiva cioè per evidenziare carenze o necessità sociali, perseguendo con buona volontà lo scopo della propria esistenza, nell’interesse e per conto dei propri membri. Si tenga ben presente che, da che mondo è mondo, tutte le associazioni si formano e vengono instaurate in difesa di una categoria di individui o Aziende, con il compito di curarne i loro interessi.
Alcune si sono create per spinta naturale, si sono affermate ed hanno avuto forte ed immediata espansione sin dalla loro costituzione, basti pensare a quelle che tutelano certe categorie di professionisti: quella dei medici, notai, avvocati, commercialisti, ragionieri, periti e consulenti; tutte quelle categorie che raggruppano persone la cui professione prima o poi tutti noi siamo destinati a ricorrere, ad aver necessità sono riusciti anzi a trasformare semplici associazioni, in articolate istituzioni con veri e propri albi e registri d’appartenenza, con tanto di certificazioni ed attestati, per i quali occorre una licenza quale giustificativo e prova di ufficiale riconoscimento professionale.
Il compito e la professione di ognuno dei citati signori risultano di tale importanza e necessità che giustamente occorre porli sotto una cupola che li protegga, che preservi e tuteli le loro onorate professioni, per tenerli al riparo di eventuali mistificatori, senza arte nè parte, senza etica e codice deontologico.
Infatti non appena succede che uno sprovveduto individuo cerca di introdursi nelle citate categorie, per sostituirsi nelle loro funzioni ed attività, non ha vita lunga, presto viene smascherato, costretto ad interrompere subito la falsa carriera intrapresa.
E’ la prova provata che ogni appartenente alle citate categorie professionali si sente ben difeso, al riparo da indesiderate intrusioni da parte di veri e propri criminali che creano soltanto fastidiose sostituzioni e sovrapposizioni. Sono certi che la cittadella creata quale rifugio a difesa della loro professionalità, dimostra appieno buona efficacia, determinazione creativa e validità istituzionale. Albi e registri, certificazioni ed idoneità, licenze ed autorizzazioni, debbono comunque essere supportati da riconoscimento ufficiale, meglio se previsto legislativo, quale riconoscimento di livello superiore ed impositivo che ne tuteli esistenza e necessità. In altre parole le categorie di professionisti sopra menzionate od altre pari, involontariamente dimenticate, hanno saputo a suo tempo ottenere le dovute considerazioni per ottenere il riconoscimento di cui ancor oggi godono, da parte di Autorità costituzionali o personalità politiche; o forse è dipeso soltanto perchè hanno saputo mettere in evidenza l’importanza delle loro professioni, dei riconoscimenti ed meriti di varie categorie a cui appartengono.
Attualmente si vocifera di un disegno di legge che intende abolire tutti gli albi ed i registri di distinzione od appartenenza professionale citati qui sopra, resta comunque sempre necessario e di grande utilità poter facilmente riconoscere ed individuare un medico vero da uno stregone ciarlatano, prima che questi si avvicini al letto del proprio caro ammalato. Nonostante il detto “l’abito non fa il monaco”, una “divisa” propriamente indossata garantisce il cittadino con un inconfondibile “distinguo” di facile ed immediata individuazione.
Con approssimazione pratica operativa, più che di origine storica costituzionale, i sindacati di categoria dei lavoratori possono essere considerati associazioni nate con il preciso compito di proteggere le diverse categorie dei propri appartenenti, di raccoglierli sotto un tetto comune per difenderne i loro diritti, pretese ed interessi. Importante è saper considerare che i sindacati si sono autocostituiti, sono sorti ed originati senza una necessaria approvazione di legge, le autorità costituite se le sono trovate già fatte, anzi le hanno successivamente riconosciuti ed oggi sono previsti dallo statuto di tutti i Paesi democratici.
Il lungo preambolo serve per creare la più reale visione dello scenario nel quale sono costretti a muoversi molti altri lavoratori, che operano in altre più semplici categorie di professioni, basta pensare a piccoli artigiani, a coloro che imprendono costituiti in semplici aziendine personali, lui ed figlio, il fratello maggiore e quello minore, il consorte e la moglie intraprendente, nuclei che più di altri necessitano di ritrovarsi in associazione, di appartenere ad una comunità di categoria che possa servire da polo per rifugiarsi e difendersi in caso di bisogno, dove poter vantare con immediatezza necessità ed esigenze, fatti ed esperienze relative al proprio lavoro, raccogliere esperienze vissute e porle a disposizione di altri colleghi che a loro volta possano usufruirne ed esserne latori.
In altre parole associazioni di categoria che nascono per aiutare a scorgere e distinguere gli appartenenti, per selezionarli, per far loro indossare una “divisa”, che li “metta in luce” quali individui rispettosi della loro professione, non soltanto per onestà, capacità ed abilità, ma che sono i tenutari e gli osservatori di un codice deontologico. Soltanto attraverso ferrea osservanza di statuti e regolamenti associativi è possibile così difendere il povero utente da intrusioni e sovrapposizioni, alle quali è costantemente in balia, assediato cronicamente dall’enorme schiera di cantinari,
ciarlatani, mistificatori, imbroglioni e turlupinatori. Non sono certamente quantificabili, nè per numero nè per consistenza, gli atti criminali ai quali la cittadinanza italiana diviene vittima giornalmente, non esiste la possibilità di stabilire veritiere statistiche da parte delle Autorità preposte e costituite, poiché coloro che subiscono non osano recarsi a sporgere regolare denuncia; l’abilità usata da coloro che attuano l’imbroglio è tale, che chi lo subisce non se ne rende conto di essere stata vittima, resta incredulo e meravigliato d’essere stato gabbato, se ne vergogna e... non sporge denuncia.
Recentemente a Milano per iniziativa di ben oltre venti associazioni del settore sicurezza, estesa nelle diverse forme: sicurezza passiva con prevenzione fisica, sicurezza elettronica e di allarmi, con prevenzione attiva, consulenti e security manager aziendali, trasporto e conservazione valori, vigilanza, ecc, è stato organizzato il 1° Congresso Nazionale degli Operatori della Sicurezza Privata, con lo scopo di far convergere le varie professionalità operanti nel comparto della sicurezza privata e per risvegliare l’interesse delle Autorità, delle Istituzioni e dei Legislatori, in occasione della stesura di una preventivata quanto necessaria legge sulla sicurezza privata , tanto attesa nel nostro Paese. In quella giornata di lavoro diversi esperti, rappresentanti di tante piccole associazioni hanno portato il loro contributo, relazionando su diversi temi e problemi incombenti nel comparto della sicurezza privata, riferita al cittadino ed ai suoi beni. Come solito ne è seguito un dibattito che è servito a far riscoprire le identità di appartenenza e ad una collettiva presa di coscienza fra le parti: Autorità Istituzionali ed utente privato. Quale mozione finale del Congresso, tutti i rappresentanti delle oltre venti associazioni di categoria hanno deciso di costituire un Comitato Interassociativo il cui vertice si pone l’obiettivo di continuare e mantenere un dialogo tra le istituzione e gli utenti, tutelando gli interessi di quest’ultimi, che tanto stanno subendo. In occasione della nascente legge sulla sicurezza privata, si auspica per la sua buona riuscita, che si tenga anche conto di tutti coloro che quotidianamente svolgono tutte le azioni che la filiera del settore sicurezza comporta: i progettisti e produttori di strumentazioni di prevenzione e difesa, i consulenti e security manager, gli installatori, i manutentori, occorre che la tecnologia avanzata sia certificata da precise norme e che venga suggerita e prescritta dagli Istituti assicurativi.
Il fatturato e gli addetti ai lavori coinvolti in tutti questi settori sono di notevole spessore, devono essere oggetto di attenzione e protezione da parte del legislatore, al quale spetta il compito di renderli facilmente individuabili da parte di chi ne deve usufruire e perciò debbono “vestire una divisa”, devono avere un loro “bollino Blu”, autorizzati e riconosciuti per Legge, potranno e dovranno rilasciare garanzie di prodotti certificati od attestati della propria prestazione di lavoro svolto. Si raggiungerebbe un duplice scopo, panacea di altrettante problematiche che a tutt’oggi sono rimaste senza risoluzione:

  • sarebbero premiati, accettati e credibili i prodotti certificati e le prestazioni di operatori autorizzati e qualificati; prodotti ed operatori non qualificati diverrebbero squalificati sul mercato, al bando ed isolati, ogni sorta di sovrapposizioni o sostituzioni troverebbe seria difficoltà ad essere accettata dall’utente finale.
  • lo Stato si assicura l’osservanza di regolare emissione di giustificativi di vendite da parte delle aziende coinvolte nella citata filiera, comprese le ricevute che un prestatore d’opera è tenuto ad emettere, perchè gli viene richiesto l’attestato dell’intervento eseguito. I costi potrebbero essere contenuti perchè applicati in un mercato libero, calmierati da concorrenti sani che operano con onestà, senza il peso di trucchi ed ombre da parte di estranei al loro lavoro.
    I legislatori sono personalità di estrazione politica, i politici normalmente tengono soprattutto conto, nello stendere le leggi, delle potenzialità di voti che potranno raccogliere in caso di futuri suffragi. Resta questo problema nodale anche nella stesura della legge per la sicurezza privata, che infatti stenta a decollare.